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ed il Prof. Giulio Tarro

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22 ottobre 2010 Scafati

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Giulio Tarro e Pasqualino Mauro ricevono il VII premio Giovanni Paolo II

Chairman e relatore al Congresso Mondiale sui Vaccini, Pechino 2011 - 4 filmini

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Relatore al Congresso Mondiale sugli Anticorpi, Pechino 2011 - 3 filmini

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Riceve il Premmio "Global Education Award"

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conclusasi con ottimi risultati la Prima edizione ....."una goccia per la Vita"

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venerdì 13 novembre 2009

INFLUENA A - H1N1

COSÌ SI DIFFONDE IL VIRUS

Ho letto con attenzione l’ articolo del Prof. Mario Santangelo, assessore regionale della Sanità, sulla Repubblica del 7 u.s. Se da una parte posso senz’altro condividere il suo apprezzamento sul personale dell’ Ospedale Cotugno, non sono per niente d’accordo sulle sue osservazioni che riguardano la sindrome influenzale originata da un nuovo virus di origine suina. Mi spinge a scriverLe quanto detto nel recente passato dal Prof. Michael Osterholm, direttore del Centro per la Ricerca e la Politica delle Malattie Infettive dell’ Università del Minnesota, in occasione dell’ epidemia da virus dell’ influenza aviaria H5N1 “dopo che insorge la pandemia molti scienziati saranno ritenuti responsabili per quello che hanno fatto o non hanno fatto per prevenirla”. Il Prof. Mario Santangelo ancora una volta tira in ballo “ragioni che non sono scientificamente documentabili” per l’ aumento d’ incidenza (e di mortalità) a Napoli ed in Campania come il freddo, la concentrazione demografica e addirittura la giovinezza della nostra popolazione, incorrendo a questo punto in un grossolano errore perché fa risalire all’ assenza di anticorpi “in quanto non venuti a contatto con l’ Asiatica del ’58 o con l’ Hong Kong del ’68, pandemie entrambe determinate da virus che avevano analogie” (?) “con l’ H1N1”. Mi permetto adesso ricordare alcune nozioni elementari sui virus influenzali.
L’ influenza ha origine da animali volatili, genericamente acquatici, per poi passare all’ uomo attraverso il “salto” nei maiali. La promiscuità (non certo quella erroneamente attribuita dal Vice Ministro Fazio ai Napoletani) degli allevamenti, come è in uso in Asia, determina questo passaggio e poi la diffusione. Hanno avuto così origine l’ influenza Spagnola (1918, H1N1), l’ Asiatica (1957, H2N2), quella di Hong Kong (1968, H3N2) e così via fino a quella attuale, la nuova influenza di origine suina (2009, H1N1). Le persone meno giovani presentano anticorpi diretti verso i virus con i quali sono venuti a contatto con il progredire dell’ età. Ogni contatto successivo con un virus influenzale di tipo A comporta non solo la produzione di anticorpi specifici, ma anche un aumento di quelli diretti verso il tipo virale responsabile della prima infezione influenzale del soggetto ( “peccato antigenico originario”).
Affinché un tipo di virus influenzale abbia un’ ampia distribuzione, le sue caratteristiche devono far sì che esso sfugga alla neutralizzazione da parte degli anticorpi dell’ ospite e della popolazione circostante. Così le manifestazioni epidemiche si potranno verificare con quei virus che si adattano alle carenze anticorpali della popolazione. Pertanto le variazioni dei virus influenzali A possono essere concepite in senso unitario, nell’ ambito di un principio e di uno svolgimento evoluzionistico, detto “ immunological drift” o sterzata immunologica.
L’ immunizzazione verso un determinato virus, diffuso in una determinata epoca, comporta progressivamente una crescente difficoltà alla sua ulteriore diffusione e crea il vantaggio selettivo, per una qualche variante del virus, di moltiplicarsi e diffondersi. Come risultato di ciò, poco dopo l’ apparizione di un nuovo tipo, le vecchie forme scompariranno e la nuova famiglia diverrà dominante per un periodo che in linea generale copre 10-20 anni, nel quale si assiste, per la comparsa di mutazioni, alla suddivisione in vari sottotipi virali.
Quindi il virus influenzale A mostra una capacità ed un ‘attitudine alla sopravvivenza che si articola sulla comparsa di nuove forme virali che consentono al virus di diffondersi facilmente attraverso popolazioni non ancora immuni ai nuovi tipi virali. Esiste un rischio potenziale di ricombinazione genetica con virus influenzali umani (e non aviari come si legge dai “non addetti ai lavori”) già circolanti che potrebbe esitare in una variante virale capace di una trasmissione da uomo a uomo di tipo aggressivo e più dannosa. Non si giustifica una sindrome da panico che spesso avviene attraverso una cattiva informazione o una scarsa conoscenza del fenomeno. Quindi nessun allarmismo perché il numero delle vittime è decisamente inferiore ad altre forme influenzali. In quest’ultimo riscontro sono pienamente d’accordo con il Prof. Santangelo.
Da Repubblica Edizione Napoli del 10 novembre 2009.
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........continua parte non pubblicata
Per quanto riguarda infine il “caso Napoli” non posso che ribadire quanto da me affermato e dal vostro giornale pubblicato nei giorni scorsi (il 3 u.s.) sia nelle pagine nazionali (pag. 4) che sulla cronaca di Napoli (intervista di Irene De Arcangelis): dal momento che si è osservato un aumento di mortalità a Napoli per questa epidemia, si è creato un certo panico per questa apparente stranezza in Campania. Anzitutto dobbiamo sapere che il laboratorio di virologia del Cotugno fa parte della rete di sorveglianza sul virus influenzale come unico centro riconosciuto dal Ministero della Salute per la nostra regione: questo permette di effettuare il test per la nuova influenza A/H1N1 e di correlare la diagnosi con i casi ricoverati, quelli ambulatoriali, e soprattutto con tutti i casi gravi che vengono portati, spesso in fase terminale, allo stesso ospedale. Pertanto è ragionevole ipotizzare che per molti decessi registrati nel frattempo altrove, e ci riferiamo ovviamente ad altre regioni, non vi sia la stessa capacità e possibilità di correlare la diagnosi virologica alla causa di morte soprattutto quando il virus influenzale agisce come cofattore.
Al contrario del Sindaco Rosa Russo Iervolino che non sa spiegarsi “che cosa stia succedendo qui”, ovviamente non è settore di sua competenza, il problema dell’ eccesso di diagnosi si risolve nel fatto che la definitiva etichetta di influenza A H1N1 viene data a molti pazienti diagnosticati in laboratorio che altrimenti non si sarebbero dimostrati effettivamente così affetti. Questo fenomeno detto di Will Rogers, è ampiamente conosciuto da quando è stato studiato per il Q.I. (quoziente intellettivo) degli abitanti dell’ Oklahoma migrati in California, e poi riferito a tanti altri aspetti che inducono a false interpretazioni delle osservazioni statistiche.
In conclusione ancora una volta in un problema così importante come quello della salute, manca l’ autorevolezza scientifica a livello nazionale, regionale e locale, perché come è costante nel nostro paese la professionalità non paga.