Ricerca in Medicina: una particolare prospettiva
Mi sia consentito - anche per evitare che questo mio breve contributo ad un convegno, che si annuncia così ricco di spunti e riflessioni, si incammini su percorsi, più che scontati, ovvii – qui ribaltare il concetto aulico di “Ricerca”.
“La ricerca della verità è più preziosa del possederla” annotava Albert Einstein che subito dopo aggiungeva “L'immaginazione vale più della conoscenza”. Questi aforismi, apparentemente contraddittori, delineano un discorso sull’intrinseco valore della ricerca che va al di là delle sue applicazioni “pratiche” e che, a differenza delle ideologie, connota un innato impulso, l’essenza stessa del genere umano: la curiosità. Ci sono certo altri appagamenti che possono investire il ricercatore: la ricchezza, il potere, la fama... ma niente, assolutamente niente, può sostituire l’avventura della scoperta, il piacere di vedere quelle che erano vaghe deduzioni trasformarsi in inoppugnabili esperimenti. Va da sé, sopratutto in una società così complessa come la nostra, che la ricerca in particolare quella scientifica, e ancora di più quella medica, non può certo essere ridotta ad un mero diletto del ricercatore. Anche perché le ricadute di una scoperta scientifica possono essere devastanti.
La scienza – purtroppo o per fortuna - non è pura. La scienza è già animata da un'intenzione tecnica: guarda il mondo per modificarlo. "Scientia est potentia", diceva Bacone. Nasce da qui, dall’esigenza di conciliare l’insopprimibile necessità di una ricerca libera con le ricadute di questa sulla società, il fiorire di tutta una serie di riflessioni filosofiche e considerazioni scientifiche che prendono il nome di bioetica. Nata negli anni Settanta dalla necessità di stabilire un contatto tra cultura scientifica e umanistica, la bioetica si è rapidamente affermata come punto d’osservazione privilegiato sui temi fondamentali per la salute e l’identità psico-fisica dell’uomo (nascita, vita, malattia, morte) e su quelli resi sempre più attuali dal progresso biomedico (clonazione, biotecnologie, medicina genica...). La bioetica guarda all’essere umano come singolo dotato di individualità specifica e come parte di un sistema, naturale e sociale, con il quale è in continua interazione. In essa si incontrano medicina, biologia, etica, filosofia, diritto, politica, per una analisi completa e interdisciplinare, rispettosa della complessità dell’essere umano. Da questo punto di vista la sua attualità e la sua importanza sono enormi, in un momento in cui la scienza sembra essersi definitivamente sostituita all’ economia e alla politica come motore della storia. Ma con quali conseguenze? Quali rischi? Quali possibilità di regolamentazione e difesa? E ,sopratutto, quale rapporto tra ricerca scientifica e qualità della vita?
La bioetica è la nuova scienza chiamata a rispondere a tutto questo, ponendosi sempre al servizio dell’uomo e del suo equilibrio con l’ambiente.
La bioetica è una scienza giovane. Ha poco più di quarant’anni, essendo nata, almeno come termine, nel 1970, avendo come prospettiva proprio quella di gettare un ponte verso la scienza e verso il futuro. Si trattava di tentare di colmare la spaccatura, che si era realizzata, tra il sapere scientifico, molto progredito, e quello umanistico-etico, legato a categorie culturali vecchie e superate. Proprio per realizzare questo lavoro di rinnovamento e di cucitura, la bioetica si è costituita fin dall’inizio come un insieme di saperi: quello scientifico, in particolare la biologia, quello filosofico, quello etico, quello giuridico e, in ultima istanza, anche quello teologico. In questi anni, la bioetica si è rivelata una formidabile occasione di dialogo tra tutte queste discipline, partendo da una visione positiva della scienza.
Nessuna epoca della storia ha conosciuto un progresso scientifico neppure lontanamente comparabile, per velocità e risultati, a quello attuale. Inimmaginabili confini sono stati raggiunti e nuove straordinarie prospettive per la ricerca sono state aperte anche in biomedicina, oggetto specifico della riflessione bioetica. Grandi orizzonti si sono aperti anche in ambito terapeutico. Le ricadute tecnologiche di queste scoperte hanno però creato anche circuiti di business non sempre virtuosi. Giorno per giorno emergono sempre nuovi problemi etici, spesso angosciosi per il futuro della società, e per una “qualità” della vita non solo “nominalmente” umana. D’altra parte l’innovazione è spesso così rapida da non concedere il tempo per una riflessione etico/filosofica realmente meditata, resa peraltro difficile, nella nostra società complessa, dal contrasto di riferimenti antropologici divergenti. Pertanto una richiesta pressante di controllo legislativo precede, in molti campi, una riflessione adeguata. Un esempio? Teoria e pratica della fecondazione artificiale umana, anche nel nostro paese, dove il “commercio” si diffonde, in assenza di ogni regola. Si aggiunga la tendenza di molti all’esposizione esibizionistica, tendenza che non risparmia purtroppo il mondo scientifico ed accademico, sino a ieri ligio, pur con qualche eccezione, a principi di riservatezza e di misura. Molto spesso “scoperte”, vere o immaginarie, sono comunicate al mondo non più attraverso le riviste scientifiche specializzate, ma utilizzando la risonanza mediatica dei grandi mezzi di comunicazione. Ne derivano versioni spesso banalizzate, anche riguardo ad argomenti delicati e vitali. Così, in tema di clonazione umana, semplici ipotesi di lavoro sono state di recente presentate sui mass media come “verità scientifiche” acquisite e come possibilità risolutive di gravi quesiti etici, suscitando sconcerto negli addetti ai lavori e illusorie speranze nel grande pubblico.
Ancora peggio quando delicate questioni bioetiche, ad esempio l’attuale “caso Eluana Englaro”, o l’utilizzo ai fini di ricerca scientifica delle cellule staminali embrionali, diventano terreno non di confronto ma di scontro, così come è accaduto nel referendum di tre anni fa sulla procreazione assistita, referendum caratterizzato, come è noto, da un clamoroso assenteismo dell’elettorato. Assenteismo sul quale – oltre, ovviamente, a convinzioni etiche e religiose, disinteresse, difficoltà a risolvere con un SI o con un NO questioni indubbiamente complesse... – ha, certamente, pesato una, ancora oggi, diffusa diffidenza per la Scienza.
Da questo punto di vista, quella che è stata vista come una “levata di scudi” da parte del mondo della ricerca, con la “scesa in campo” di innumerevoli scienziati, tra i quali due Premi Nobel per la Medicina a difesa della ricerca sulle cellule staminali embrionali (in alcuni casi enfatizzando una loro potenzialità ai fini terapeutici) ha finito per cementare in vasti settori dell’opinione pubblica una sorta di contrapposizione tra Scienza e Umanesimo; una visione della Scienza come meccanismo cieco volto a perseguire, come unico fine, la soddisfazione dei deliri di onnipotenza dello scienziato. A far trascendere il dibattito che ha (malamente) animato il referendum ha certamente contribuito una ancora limitata cultura scientifica che caratterizza il nostro Paese. Eppure siamo quotidianamente sommersi da enormi quantità di articoli “scientifici”, provenienti da giornali, televisioni, Internet... Ma questi articoli nella pretesa di fare “notizia” a tutti i costi cadono o nella la demonizzazione della scienza o nella eccessiva promozione di terapie e scoperte innovative che invece hanno bisogno ancora di diversi anni di perfezionamento per essere forse applicabili su larga scala.
Nel deprimente andazzo generale di incomunicabilità tra società e ricerca, cui assistiamo non solo in Italia, vi è forse in atto una lieve inversione di tendenza, volta a favorire relazioni di reciproca comprensione e maggiore fiducia tra scienziati ed opinione pubblica. Ciò impone però, a nostro avviso, una "rivoluzione copernicana di due punti di visuale del mondo della scienza: il primo è uscire dal proprio particulare (interessi economici e corporativi, convinzioni ideologiche radicate) per mettersi in un ottica che consideri come primari gli interessi generali della comunità nazionale e internazionale, con una "opzione preferenziale" per le categorie e i popoli e più indifesi e meno rappresentati (anche a livello di mass media); il secondo è fare una scelta di priorità d'intervento anche in ambito di obiettivi della ricerca scientifica.
Negli ultimi decenni la professione medica ha subito una radicale trasformazione, che ne ha modificato differenti aspetti. Una delle novità più rilevanti è certamente quella che riguarda il rapporto fra il medico e il paziente, e più in generale tra l’arte medica e la società dei potenziali utilizzatori. Si sta sempre più accreditando un’idea secondo la quale il medico è un prestatore d’opera - come un architetto o un idraulico - che offre sul mercato la propria competenza; e che, in base alle richieste, il medico deve adattare la propria “offerta” di servizi, senza pretendere di giudicare o indirizzare in alcun modo la domanda che proviene dal paziente. Un’unica tesi finisce così di essere assunta, sopratutto nel campo biotecnologico: occorre assecondare ogni desiderio trasformando così la Medicina in una specie di “medicina dei desideri”
Rischia così di profilarsi un percorso scandito in quattro tappe: 1) la tecnica (basti pensare agli sterminati campi di applicazione dell’ingegneria genetica) apre nuove possibilità, prima impensabili o impraticabili; 2) esse accendono desideri inediti; 3) i desideri tendono a essere considerati diritti; 4) si scatena la battaglia per il loro riconoscimento giuridico. Da notare che in questo quadro, la funzione direttiva è esercitata non dal diritto, e nemmeno dalla politica, ma dalla tecnica, il che comporta la morte stessa del concetto di diritto e quindi di etica. E per dirla con Hobbes “Auctoritas, non veritas facit legem”; è la forza a dettare legge, e non più il riferimento alla verità delle cose.
Riconosciuta con D.P.R. 3-1-1978 n. 26 – Iscrizione Trib. Napoli N. 72/E.g. – Cod. Fisc. 80065250633
Prof. Giulio Tarro
Sede: Via Giulio Palermo 112 - 80131 Napoli
per contatti ed appuntamenti con il Prof. Giulio Tarro
chiamare ai numeri: Cell. 3393535847 -- Tel. 081 5463222
e-mails: gitarro@tin.it -- gitarro@teletu.it
per contatti ed appuntamenti con il Prof. Giulio Tarro
chiamare ai numeri: Cell. 3393535847 -- Tel. 081 5463222
e-mails: gitarro@tin.it -- gitarro@teletu.it
La Ricerca è Vita, donaci il tuo 5 per 1000
Anche tu hai la vita di molte persone nelle tue mani, basta solo un piccolo gesto per aiutarle. Scrivi nella tua dichiarazione dei redditi il CODICE FISCALE: 80065250633.
Per donazioni: fai un piccolo gesto dona senza alcuna spesa con la tua carta di credito sul nostro conto NO-PROFIT clicca su https://www.ilmiodono.it/org/fondazione-de-beaumont-bonelli ; oppure c/c postale 28752806
Per donazioni: fai un piccolo gesto dona senza alcuna spesa con la tua carta di credito sul nostro conto NO-PROFIT clicca su https://www.ilmiodono.it/org/fondazione-de-beaumont-bonelli ; oppure c/c postale 28752806
lunedì 15 dicembre 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
0 commenti:
Posta un commento